BlogEconomiaEcologia Integrale e Sviluppo Integrante

17 Luglio 2021
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E’ abbastanza evidente che le aree meno inquinate del pianeta sono quelle in cui l’industria non è presente e non sono presenti rilevanti insediamenti umani; come altrettanto evidente è che la condizione opposta la si osserva laddove le condizioni di vita sono precarie.

Allo stesso modo è opportuno precisare che anche in un territorio dove vi è assenza di uno sviluppo industriale, ma è presente un’economia di tipo agricolo, lo sviluppo di quest’ultima spesso comporta fenomeni di inquinamento che si manifestano con alcune pratiche come il bruciare la vegetazione per preparare la terra alla coltivazione o l’applicazione di fertilizzanti nel suolo.

Bastano questi esempi per comprendere che viviamo in un sistema dove tutto è connesso!

Parlare di Ecologia Integrale vuol dire occuparsi ad esempio della gestione del cibo con attenzione agli sprechi, evitare di inquinare utilizzando progetti agro-industriali non sostenibili, ridurre l’uso di plastica usa e getta. Tutti aspetti che hanno una ricaduta sociale.

Ma come è possibile soddisfare queste esigenze senza compromettere l’attuale economia che oramai sembra continuare a viaggiare in una direzione opposta? Del resto, fino ad oggi i benefici che si ottengono sono ben superiori al prezzo pagato dal “costo sociale”.

Sostenere affermazioni come quest’ultima, sono emblematiche della visione ridotta che molti hanno delle logiche dello sviluppo economico, ma soprattutto delle metodologie con le quali si approccia alle naturali problematiche che esso comporta.

Il benessere e la dignità della persona la si ottengono attraverso il lavoro. Quest’ultimo è frutto dello sviluppo, e la salute che è necessaria alla vita dell’uomo, è garantita anche dall’ambiente. Quando una di queste rischia di essere compromessa, la sua sopravvivenza, in quanto fondamentale, non può essere oggetto di scambio con le altre.

Non bisogna porre inimicizia tra ecologia integrale e sviluppo economico, bensì attivare quella “intrinseca complementarietà” tesa a creare un circolo virtuoso in cui l’uno genera l’altra e si sostengono a vicenda. Vi deve essere il rispetto della “cosa comune” con alla base l’idea di equità e continuità nel rapporto tra generazioni: in altre parole soddisfare “ ..i bisogni della generazione presente senza compromettere la capacità delle generazioni future di soddisfare i loro”.

Questo non vuol dire, rifacendoci alle affermazioni dell’economista Robert Solow, che l’obbligo di non lasciare le generazioni future in una condizione peggiore della nostra, implica che non bisogna fare nulla perché dobbiamo lasciarlo nelle condizioni in cui l’abbiamo trovato. Quello a cui dobbiamo fare attenzione è che vi sia il rispetto dell’equilibrio fra “..le risorse che consumiamo  e quelle che lasciamo, ma anche il tipo di ambiente che  lasciamo in eredità, intendendo anche l’ambiente che abbiamo costruito”.