ArticoliBlogEconomiaEpd MagazineIl rapporto virtuoso tra lโ€™economia e la politica (13)

8 Luglio 2022
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Riportiamo con piacere l’intervento del Prof. Flavio Felice tenutosi in occasione della tavola rotonda intitolata “Dalla congiuntura socio-economica all’economia antropologica” del 22 giugno durante l’Assemblea UCID di Fano.

 

 

 

Istituzioni politiche e imprese

Flavio Felice[1]

Mi รจ stato chiesto di intervenire su quale dovrebbe essere il rapporto tra istituzioni politiche e imprese. Banalmente, possiamo dire che buona impresa e istituzioni sane si reggono a vicenda. Per buona impresa intendiamo unโ€™entitร  economica che produce valore innovando e competendo, remunera i fattori produttivi, ha un impatto positivo sullโ€™ambiente, favorisce la cultura della responsabilitร , del diritto e della concorrenza. Dโ€™altro canto, unโ€™istituzione politica รจ sana quando presuppone il primato del diritto (rule of law), favorisce un ordine civile dinamico attraverso la contendibilitร  delle cariche, esprime un potere limitato e controllato dal potere di altre istituzioni: il potere che limita il potere. รˆ cosรฌ che si stabilisce un circuito virtuoso, dove istituzioni sane favoriscono la buona impresa e questa favorisce istituzioni sane. In caso contrario, si innesca un circolo vizioso, dove istituzioni malate (estrattive) promuovono la cattiva impresa, quella di tipo predatorio, nella quale ad operare non sarebbero gli imprenditori, bensรฌ meri prenditori, e questi ultimi assicurano la rendita politica delle รฉlite; un reciproco sostegno che cristallizza le posizioni di potere.

Un secondo aspetto fondamentale da tener presente nella discussione รจ che non esiste un prius e un post tra buona impresa e sane istituzioni, esiste semmai un rapporto di dipendenza reciproca, delineando un quadro simbolico descritto dallโ€™immagine geometrica del triangolo: ciascun lato regge lโ€™altro e nessuno di essi puรฒ vantare di essere prevalente rispetto agli altri due; di fatto, se dovesse mancarne uno solo, verrebbe meno lโ€™intera figura geometrica. Fuori di metafora, la reciproca dipendenza di impresa-istituzioni-responsabilitร : economia, politica e cultura, ci invita ad una analisi politica ed economica culturalmente orientata ad un approccio pluralistico, che si contrappone ad uno di tipo monistico.

Seguendo lโ€™approccio monistico, dovremmo immaginare la societร  come un tuttโ€™uno, una massa indistinta di elementi che formano il tutto, inteso come realtร  altra rispetto alle parti che la compongono: la societร  รจ una ipostatizzazione, una personificazione del tutto come soggetto in grande: il โ€œgran-tousโ€ di Rousseau, ma anche il Leviatano di Hobbes o lโ€™โ€œunum corpus mysticumโ€ di Francisco Suarez (รจ evidente che parliamo di tre ipostatizzazioni differenti, ma accomunate da una identica rappresentazione del rapporto tra le singole parti e il tutto): il tutto รจ superiore alle parti che lo compongono, lo Stato รจ superiore al cittadino; lโ€™interesse del partito รจ superiore a quello dellโ€™iscritto; il bene superiore della razza รจ preordinato rispetto a quello del singolo essere umano; lโ€™interesse per la ragion di Stato deve consentire il ricorso a pratiche ritenute inammissibili qualora considerassimo lโ€™interesse individuale; in pratica, lโ€™approccio monistico allโ€™analisi sociale gerarchizza gli interessi, ordinandoli secondo il principio organicistico, in forza del quale saremmo tutti parti di un corpo, i cui organi sono funzione del tutto.

Se รจ indubitabile che un tale argomento riveste un fascino e una nobiltร  antichi โ€“ si pensi soltanto allโ€™apologo di Menenio Agrippa โ€“, esso andrebbe riconsiderato alla luce del fatto che, mentre il tutto รจ unโ€™astrazione, le parti che lo compongono sono qualcosa di molto concreto: sono le persone.

Lโ€™approccio pluralista o plurarchico, al contrario, fotografa una realtร  sociale di tipo โ€œpoliarchicoโ€: riconosce lโ€™irrisolvibilitร  del pluralismo delle forme sociali, che genera una pluralitร  dei centri di potere: la โ€œpoliarchiaโ€. Cosรฌ come ciascuna persona sperimenta lโ€™irriducibilitร  del suo essere persona ad una sola dimensione del suo esistere: la dimensione politica, economica, culturale, religiosa e via dicendo, possiamo dire altrettanto delle forme sociali. Non esiste un prius della politica rispetto allโ€™economia, alla religione o ad altro, che rappresenterebbero un post, e viceversa. A questo punto, ogni forma sociale o centro di potere contribuisce quota parte e concorre allโ€™interesse generale, senza che nessuno possa vantare alcun primato, dal momento che solo lโ€™interferenza e la concorrenza tra le varie forme sociali e i differenti centri di potere sono garanzia che nessuno assuma un potere eccessivo.

รˆ qui che entra in gioco il tema del โ€œbuongovernoโ€ โ€“ ovvero dei โ€œbuoni governiโ€ โ€“ rappresentati nel ciclo pittorico del Lorenzetti nella Sala dei Nove del Palazzo Pubblico di Siena. Abbiamo tre affreschi: lโ€™allegoria del buongoverno, gli effetti del buongoverno, gli effetti del cattivo governo. Ebbene, che cosa caratterizza il buongoverno rispetto al cattivo governo? Lโ€™armonia tra i tanti buoni governi della cittร : commercio, artigianato, arte, cultura, politica, religione. In breve, non abbiamo una buona politica che, sovrana, regge saggiamente la cittร . Abbiamo invece una realtร  in cui una politica limitata e controllata da altri governi consente a ciascun centro di potere di operare in una sfera limitata e, per questo, responsabile: non discrezionale. Potere politico e potere economico si controllano e si limitano a vicenda, garantendo le condizioni affinchรฉ le singole persone possano perseguire il proprio progetto esistenziale, favorendo la prosperitร  e la pace.

Prosperitร  e pace sono le condizioni generali fondamentali perchรฉ il bene comune non sia una formula vuota, ma il programma civile che ciascuna persona puรฒ perseguire. La prosperitร  รจ data dalla produzione di ricchezza in tutti i campi del vivere civile ed รจ necessario che provenga da differenti fonti e che raggiunga le svariate destinazioni, nella consapevolezza che la ricchezza รจ come lโ€™acqua: รจ sana e portatrice di benessere quando scorre in modo ordinato, mentre รจ fonte di malattia quando ristagna ed รจ causa di distruzione quando, non incanalata, invade il territorio in maniera torrenziale. Dโ€™altro canto, la pace non รจ mera assenza di guerra: รจ lโ€™agostiniana โ€œtranquillitas ordinisโ€, la risultante dellโ€™armonizzazione dei tanti organi civili presenti nella societร , tale da rendere impraticabile la guerra e persino impensabile che qualcuno possa ricorrervi: un anacronismo della storia.

Pace e prosperitร  sono le condizioni istituzionali che dipendono da una predisposizione civile al pluralismo sociale e, a loro volta, sono lโ€™indispensabile nutrimento di quella predisposizione: โ€œtranquillitas ordinisโ€, affinchรฉ non prevalga la tentazione di affidarsi alla pretesa funzione taumaturgica della politica, allโ€™infondata credenza circa l’innata efficienza dellโ€™impresa, alla presunzione perfettistica di una religione o di una ideologia. Pace e prosperitร  sono artefatti umani, manufatti istituzionali che richiedono lโ€™impegno e lโ€™umiltร  che segnano la distanza tra la โ€œcivitas Deiโ€ e la โ€œcivitas hominumโ€.

 

[1] Professore ordinario di Storia delle dottrine politiche, Universitร  del Molise

 

Da sinistra: Sauro Rossi, Alberto Di Martino, Flavio Felice, Giuseppe Fischetti. (Villa Bassa del Prelato, Fano)